Dalla Relazione emergono le criticità croniche del calcio

Tra il 1986-87 ed il 2025-26 sono state 209 le società non ammesse e 9 quelle escluse a stagione in corso, a causa di gestioni finanziarie insostenibili.

Categoria: Vigilanza
Dalla Relazione emergono le criticità croniche del calcio

L’analisi della Commissione si è fondata su una lettura integrata di indicatori economici, patrimoniali e finanziari, finalizzata a cogliere non soltanto il risultato, ma la qualità del risultato; non soltanto il debito, ma la sua sostenibilità; non soltanto la liquidità disponibile in un dato momento, ma la capacità del club di adempiere regolarmente ai propri obblighi e di non dipendere in modo strutturale da interventi emergenziali. Da questa analisi emerge un dato di fondo: non esiste un solo modello di sostenibilità, così come non esiste un solo modello di vulnerabilità.

Le maggiori criticità della stagione scorsa si sono registrate in Serie C, con i casi relativi a Rimini, fallito ed escluso dal campionato (ottavo caso negli ultimi 10 anni); Ternana, fallita a fine stagione; Triestina e Siracusa, penalizzate per mancati adempimenti degli obblighi previsti dalle normative federali e poi retrocesse, pur riuscendo a garantire la continuità aziendale e sportiva grazie al piano di risanamento accolto dai rispettivi Tribunali cittadini; Trapani 1905, ultimo caso dell’ambito legato all’utilizzo di crediti d’imposta fittizi o inesistenti crediti Iva, come Rimini e Imolese, un profilo di attenzione emerso negli ultimi anni. Oltre al Trapani Shark, escluso dalla Serie A di basket per la "palese alterazione della uguaglianza competitiva", dopo penalizzazioni per 10 punti complessivi e il blocco del mercato. Le situazioni di difficoltà hanno esposto le società, in aree di forte disagio sociale, a pressioni illecite o attività criminali, come accaduto, nei mesi scorsi, a tre club posti in amministrazione giudiziaria: Foggia, Crotone (Serie C) e Juve Stabia (Serie B).

Situazioni di fragilità che determinano, nell’ambito di una stagione sportiva, situazioni di profonda differenza tra i club: alcuni, onorano in modo pieno e tempestivo gli obblighi cui sono tenuti verso il fisco, verso la previdenza e verso i propri tesserati e dipendenti in genere, altri non lo fanno o non lo fanno sempre, alterando la regolarità e l’equità della competizione. “Per questi club – spiega Atelli - la partecipazione alle competizioni sportive diventa un percorso a ostacoli, con rischi di fallimento continuamente incombenti, iniezioni di capitale talvolta rocambolesche, che a volte innescano l’intervento dell’autorità giudiziaria statale, nelle sue diverse declinazioni possibili, DNA”.

Si tratta di una fragilità ormai cronica: tra il 1986-87 ed il 2025-26 sono state 209 le società non ammesse (o rinunciatarie all’iscrizione) e 9 quelle escluse a stagione in corso, a causa di gestioni finanziarie insostenibili, debiti crescenti o fallimenti. Tra questi 218 casi, la maggioranza riguarda la Serie C (200 casi, 91,7%), mentre minore è l’impatto sulla Serie B (17/7,8%) e quasi nullo sulla Serie A (1/0,4%). Sono state inoltre notate numerose situazioni recidive: nel periodo considerato 49 società si sono dissolte da 2 a 6 volte, in un vortice continuo di retrocessioni, fallimenti, rinascite agevolate dalle normative federali, promozioni, nuovi fallimenti. Tra queste 49 società, 19 contano da 3 a 4 episodi, fino ai 5 casi di Varese, Campobasso e Potenza, ed ai 6 di Sambenedettese e Taranto.


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